Descrizione di un luogo ( ad libitum...)
dite quel che vi piace, se vi piace, se non, se vi laic..it or no, ditelo in francese, in cirillico, in esperanto, in geroglifico (!), insomma, fate oll det iù uont, if iu uont.
Come ti avevo promesso ti mando il racconto lungo, lo avevo in mente da un po' di tempo ma te lo mando solo oggi, fuori concorso, perchè accanto agli altri non starà bene.
Pubblica anche la foto, l'ho scattata io, qualche giorno dopo la fine di questa storia, E' quello il luogo che voglio descriverti, è quello il posto dove sono stato due settimane, ma non credere che io intenda il bagno, sono stato proprio due settimane con la faccia rivolta ad una tazza del cesso.
E' il bagno di un appartamento di Lucca, all'interno delle mura, abbastanza in centro; Lucca poi è piccola in mezz'ora l'attraversi da una parte all'altra.
Dalle ricostruzioni fatte dopo, probabilmente l'ultimo a continuare a bere di noi italiani sono stato io, ma questo non lo ricordo.
Il pavimento di quel bagno è di cotto, ma non come quello che piace a me, al tatto è freddo, liscio, ma con molte imperfezioni, che, come i bordi delle mattonelle, non sono del tutto levigate, le vie di fuga, ruvide, non sono molto ampie, nel complesso non un pavimento molto curato, messo in un bagno perchè è il più facile da pulire e vista la mancanza del piatto della doccia e la presenza di un buco di scarico a raso con il pavimento non è difficile immaginare con quale tecnica venga tenuto pulito.
La ceramica della tazza invece era fredda, cruda e liscia, la sensazione che lasciava sulla pelle era quasi quella di una carezza priva di affetto. Molti pensano che staccare una tazza dal pavimento non sia una cosa difficile, a volte capita di sedersi su una di quelle che traballa un po', ma non è così quando i tuoi polsi sono legati insieme e ti costringono ad abbracciarla. A volte sono stato tentato di romperla a testate, a rischio di rompermici la testa o peggio.
Gli odori te li tralascio, quando avevano voglia di divertirsi usavano il bagno senza tirare lo scarico, per ore. Ma dopo qualche giorno ero io stesso ad essere diventato fonte di odori ben più forti, così hanno cominciato a bagnarmi ogni tanto con il tubo della doccia, divertendosi a dirmi parole incomprensibili. Una volta mentre lo facevano mi hanno scoperto la bocca per vedere se gradivo, gli ho detto solo "Italy world champion", mi hanno dato un cazzotto in faccia e mi sono tagliato il mento sul pavimento.
Dopo la prima settimana mi hanno scoperto gli occhi, devo aver impiegato un'eternità prima che riuscissi a mettere di nuovo a fuoco tutto. La tavoletta rossa però l'ho vista subito e mi è sembrata grottesca.
Con il ritorno della vista il tempo è sembrato rallentare. Nella penombra della benda dormivo molto, con la luce non ci sono più riuscito, il mio cervello era tornato a funzionare, cercava un modo per fuggire da quella situazione o almeno per stare più comodo. Le mie mani erano bloccate dietro la tazza, avevo pensato di spostarla spingendola con una spalla, ma non c'era verso di puntellarmi con i piedi in alcun modo, il muro alle mie spalle era troppo vicino, lo stesso valeva per il bidet, mentre il lavandino troppo distante.
La doccia aveva un tenda blu, con cerchi di di diverse dimensioni e colori, più di una volta ho provato a contarli o a contare quelli rossi, quando ci fossi riuscito avrei cominciato con quelli celesti, per poi passare ai bianchi o viceversa, ma non finivo mai la conta. La tenda era di plastica, lunga, arrivava al pavimento e ci rimaneva dieci centimetri di troppo, il bordo era stato tagliato con una forbice in maniera sciatta e irregolare.
Non c'erano asciugamani, nè sapone, quando mi hanno liberato un carabiniere è sceso di sotto a comprarmi del bagnoschiuma e mi sono dato una prima ripulita.
Ha preso un bagnoschiuma di una marca che non vedevo da anni, di quelli che ti aspetteresti di vedere ormai solo nelle vetrine di quei negozietti che vendono di tutto dai soldatini ai quadernoni, dalle caramelle sfuse ai detersivi. Per asciugarmi ho usato un po' quello che c'era, non mi ricordo bene, so solo che sono rimasto a lungo sotto la doccia calda, le gambe non ce la facevano molto a reggermi dopo quattordici giorni disteso e poi avevo bisogno di sentirmi di nuovo libero e pulito.
Lo specchio del bagno quando sono uscito era completamente ricoperto dal vapore e non mi sono fermato a guardare la mia faccia. Però ricordo benissimo la sensazione che mi ha lasciato la maniglia della porta quando l'ho abbassata per uscire, mi è sembrata la cosa più solida che avessi toccato nelle ultime due settimane.
scritto sotto effetto di té ai frutti rossi
PREMIlink
ebàut: descrizione di un luogo












