Concorso: "Descrizione di un luogo"21
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La tristezza è uno stato d’animo, come il buon umore. A volte ti alzi al mattina, oppure dopo una mattinataccia, ti alzi al pomeriggio dopo la pennichella pomeridiana e vai a lavorare con una voglia di fare un cazzo che si capisce anche da come tieni in tasca il cellulare. Capita così che la vita quotidiana ti riserba una sorpresa inaspettata, magari una piccola cosa di per se insignificante capace di metterti di buon umore per tutto il resto della giornata.
Io a volte, prima di tornare in ufficio dopo la pausa pranzo, mi fermo a prendere il caffè in un baretto dall’aspetto un po’ sfigato e dal nome che è tutto un programma: “ BAR Chianti”. Il Bar Chianti è un posto frequentato da dopolavoristi amanti del pessimo vino, da raffinati pensionati ( si fa per dire) degustatori di spuma e da giocatori incalliti di briscola bugiarda e tressette. I gestori sono in completa sintonia con lo spirito del bar, hanno uno sguardo tutt’altro che vivace, parlano a gesti ed insulti bonari ma pungenti, mesciono porcherie ai clienti al fine di ridurre loro la vita e conseguentemente la loro sofferenza, fanno prezzi bassi ma tirano sulle dosi. Dentro al bar chianti è difficilissimo incontrare una donna che non sia la nipote del padrone, ma in compenso incontri personaggi degni di ammirazione, comici nati, sprecati per un bar di periferia e fermandoti li ad ascoltare quello che dicono ti accorgi che ZELIG in confronto è uno show da principianti.
L’altro giorno mi sono fermato in quel bar per prender un caffè che è costume sorbire dal bicchiere, infatti in questi bar il caffè è servito rigorosamente nel bicchierino di vetro con manico metallico, tipo quelli da ponche, talchè la bevanda assume un sapore più acidulo; non so spiegarmi perché, forse perché di solito i caffè al bicchiere sono corretti alla Nardini* e gli rimane dentro appiccicato l’acidulo della grappa o forse per un fenomeno fisico-termodinamico che non mi è completamente chiaro o forse, ancora, solo per un inconscio ed inspiegabile meccanismo di suggestione papillare. Mentre ero lì a gustare il caffè entra il meccanico dell’autofficina a fianco assieme ad un cliente ed iniziano a parlare in maniera talmente forte che era impossibile non ascoltare quello che stavano dicendo. Stavano parlando dell’auto che il meccanico aveva appena consegnato al cliente dopo il tagliando, probabilmente una utilitaria di fabbricazione nazionale, una di quelle fregature a quattroruote che prima che arrivassero i giapponesi ed i coreani gli italiani compravano pensando di risparmiare e poi ti costavano alla fine dell’anno di meccanico e carrozziere più di quanto avresti speso per assicurare la Jaguar E di Diabolik in persona. Ordinano due caffè al bicchiere, il meccanico corretto alla sambuca, il cliente liscio con grappa a parte ( Nardini naturalmente). Ad un certo punto il cliente, mentre singhiozza e lacrima da ambo gli occhi per aver trangugiato un sorso troppo cospicuo dell’acidissima grappa, dice al meccanico: “ Lo sai che da quando mi hai cambiato la batteria dell’auto, la volta scorsa, la macchina non frena più bene?” ed il meccanico risponde con sguardo da esperto: “ eh si, a volte può succedere, sarà bene che prima che tu vada via controlli la pressione delle gomme”.
Ho pagato e sono uscito di corsa perchè stavo morendo dalle risate e temevo che il meccanico se ne accorgesse o il cliente si insospettisse.
Li ho visti uscire dal bar mentre continuavano a conversare con tranquillità, anzi il cliente pareva soddisfatto.
*Nota marca di grappa di vinaccia una volta assai diffusa ed ora reperibile solo in bar di infima categoria perché di qualità assai scadente se non scaduta dopo l’acquisto del marchio di fabbrica da parte di una multinazionale straniera
scritto sotto effetto di té ai frutti rossi
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ebàut: descrizione di un luogo












