Concorso: "Descrizione di un luogo" 10
link al concorso qui
casa
eppoi forse non fai bene a lasciarti raccontare storie?
sì, fai bene.
io non ne so raccontare, purtroppo: l’egotismo non partorisce personaggi altri da me.
ma d’altronde i luoghi, come il resto, non esistono; o meglio ne esiste uno solo, qua dentro, dove abitano tutti gli altri.
e così la nostra casa non è composta da quattro mura e un appendiabiti, ma è fatta dei miliardi di posti a cui abbiamo strappato un particolare.
ci sono due sassi, resto di un muro crollato, su cui sedersi nel sole d’inverno a leggere.
una stanza con un pianoforte verticale, nero scordato tarlato, che sai non potrai tenere con te, come per un vecchio botolo indesiderato ai tuoi genitori. non avrai mai più abbastanza stanze.
c’è un’ex camera d'albergo, dalle vetrate enormi e senza tende, e il sole che non tramonta fino a notte fonda e rispunta così presto al mattino che non puoi che dormire solo un paio d’ore, cullato da voci incomprensibili alla radio che poi ti aspettano per darti di nuovo il benvenuto nella luce. davanti hai il baltico.
ci sono pavimenti di legni chiari, dall'odore forte, come di cedro, e neppure sai se davvero il legno di cedro ha quell’odore e quel colore, o se si usa per gli impiantiti.
gli autobus ti scendono da quelle parti, vicino a una fabbrica di dolciumi, e quando di notte percorri il tragitto tra la fermata e il portone le narici si riempiono di liquerizia, e stai bene.
ci sono case in cui non tornerai mai più, sono la maggior parte.
ci sono paesi stretti, fatti di una sola viuzza, e d’inverno l’odore dei camini accesi dei pochi abitanti rimasti.
ci sono terrazze su tutto.
e cubi di marmo, gelidi, in cui non puoi pensare di camminare scalzo.
e spalle che diventano una casa, anche se solo per pochi minuti. o abbracci.
ci sono camere sopra strade trafficate, impossibili da dormire. e letti enormi, e letti troppo stretti, e letti troppo morbidi, scomodi. vecchi lettini a cui vorresti tornare. dove?
ci sono case che non visiterai mai, vie che non visiterai mai.
ci sono le ultime volte in cui ti chiudi una porta alle spalle e fai per trovare la tasca giusta dove accomodare le chiavi, ma poi ti sovvengono le parole del tipo dell’agenzia a lacerare la calda copertina linusiana dell’abitudine, lasciale nella cassetta della posta, e il rumore del metallo contro il metallo ti stordisce, è il rumore assordante degli addii.
ci sono poltrone al buio, in silenzio, in saloni vuoti, e gesti che non crederesti mai.
o incubi di botole. di spiagge, di onde.
i rifugi sono finiti, non ne è più tempo. ci sono stati, per scappare, per ritirarsi con pile di libri, per chiarirsi le idee.
ci sono anche boschi che provano ad aprirti gli occhi, boschi schizofrenici, indecisi tra castagni e cerri o pini e mirti, confusi da curve che danno una volta verso l'interno e una volta verso la costa.
una mia amica ha vissuto un inverno in una cabina in uno stabilimento balneare, clandestinamente, direi. ha un senso, se ci pensi.
da parte mia, una volta ho dormito in una piazzuola d’atterraggio per elicotteri del soccorso alpino. rischioso e freddo, ma tant’è.
pensare a un luogo non può che portarmi a una casa, e pensare a una casa non può che mettermi nostalgia.
buonanotte.
scritto sotto effetto di té ai frutti rossi
PREMIlink
ebàut: descrizione di un luogo












