Concorso: "Descrizione di un luogo" 6
Dalla nave, in lontananza, si vedeva un' ombra scura, regolare, lunga distesa sul mare.
“Hey, ma non senti che c’è qualcuno nella stanza a fianco che sta scrivendo a macchina ?” Era sera tardi, anche se fuori il sole si stagliava poco sopra l’orizzonte. Si percepiva distinto il ticchettio. “Dicono che sia uno scrittore giunto fino a questa isoletta dell’estremo Nord dell’Europa per cercare di ultimare il suo romanzo.“
Se la Norvegia è tutta picchi e fiordi, scogliere e giovani montagne puntute, Rost è piatta. Completamente piatta. Il giorno seguente camminavamo per le stradine sterrate, l’isola era quasi deserta. Il cimitero dietro alla chiesa sembrava essere emanazione di una fantasia di Tim Burton, l’erba alta nascondeva lapidi cadute e un cancello di ferro dai disegni bizzarri resisteva, arrugginito, a memoria di una recinzione che non c’era più. Passammo diversi giorni in quell’isoletta, che apparentemente non presentava nessuna attrattiva, come ipnotizzati, sospesi nel tempo, a causa anche della totale assenza del buio e di quella luce notturna pallida, velata, che quasi annullava le ombre. Incontrammo un ragazzo seduto su un pontile di legno, con le gambe a sbalzo sul mare, che cantava Science Fiction Double Feature, bevemmo boccali di birra con banane all’interno, accompagnati da pezzi di stoccafisso crudo, essiccato.
Rimandammo la partenza più volte, affascinati da quel luogo, come chiusi dentro una bolla.
A Rost, stranamente, molti avevano occhi e capelli scuri. Ci chiedevamo perché. Poi un giorno ci raccontarono che agli inizi del 1400 una nave proveniente da Venezia naufragò su quelle coste e diversi marinai, una volta tratti in salvo, non andarono più via, sposando le donne del luogo e trascorrendo tutta la loro vita in quel piccolo, sperduto lembo di terra norvegese, anche loro ipnotizzati dalla piatta isola di Rost.
scritto sotto effetto di té ai frutti rossi
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