Concorso: "Descrizione di un luogo" 3

lunedì, 04 dicembre 2006,21:54
il link al concorso qui

IL LUOGO DEL RACCONTO
di Zop

Non appena il lettore s'imbatté nei protagonisti di questo racconto, istintivamente, se li figurò in testa dando loro consistenza.
Princh e la bella Sweendy si trovarono seduti su una sporgenza spugnosa molto soffice intenti nella contemplazione di quel luogo meraviglioso. Il loro sguardo si perdeva nella profondità infinita dell'orizzonte.
“Affascinante, non trova?” Sospirò Sweendy.
“Già. Fa un certo effetto. Mi viene in mente il giudizio estetico di Kant quando celebra il sentimento suscitato nell’animo umano dal cielo stellato, ha presente?”
“Mmm... ricordo vagamente qualcosa del genere al liceo... ma capisco perfettamente quello che intende. Sono cose che si sentono ma non si riescono a descrivere, se non le provi.”
La ragazza si alzò e fece qualche passo su quel pavimento soffice respirando a pieni polmoni il sapore dell'aria. Princh la imitò in silenzio. Dalla corteccia scendevano piccole gocce, come bruma, che si raccoglievano schiumose e viscide nelle cavità naturali delle pareti spugnose formando tante piccole pozze verdi e luminose.
“Dice che resteremo a lungo in questo paradiso?” Domandò la donna arrotolandosi una ciocca di capelli tra le dita.
“Dipende da Lui.” Rispose l’uomo alzando lo sguardo vero l'alto e facendo un ampio gesto con la mano.
La volta cervicale, bianchiccia e porosa, era un cielo puntellato di nuvole che rifletteva un chiarore azzurrognolo. I capillari frastagliati si irroravano di sangue a intermittenza. Si arrossavano come fulmini, poi emanavano bagliori rubicondi e intensi prima di scomparire fino alla diastole successiva.
Dall’alto, sotto la duramadre, i due protagonisti potevano ammirare tutta la scatola cranica. La dominavano come dalla cima di una montagna.
“Dunque è Lui che ci ha creati?” Si interrogò la ragazza.
“Ne dubita, forse?”
“Non lo so se ci credo veramente.” Replicò sedendosi su una bolla verde e vischiosa che sotto il suo peso si allargò assottigliandosi ai bordi fin quasi a scoppiare.
“Eppure siam qui. Imprigionati nella scatola cranica del nostro lettore, fin tanto che ci leggerà.” Continuò Princh.
“E quando avrà finito di leggere, che ne sarà di noi?”
“Questo nessuno lo può sapere. Ma un giorno tutti lo scopriremo, inevitabilmente.”
“Lei crede a un'altra vita, dopo?”
“Ne son convinto. Nella testa di qualche altro lettore e nella storia che ci contiene e che già è stata scritta.”

Princh e Sweendy, mano nella mano s'incamminarono lungo il pendio che si inclinava sino a diventare strapiombo e che conduceva nella voragine del buco nero dell’inconscio. Il forte vento che agita quel delimitare, gonfiava i loro vestiti come bandiere. Quando questo racconto terminò i due si ripararono tra fitte le ramificazioni della memoria robuste come alberi. Si baciarono e rimasero lì felici, nella testa del loro lettore, frugando e curiosando tra i suoi ricordi e pensieri. In quel luogo indefinito dove rimarranno almeno fino a quando quel lettore, presto o tardi, non si dimenticherà di questa storia che ha letto.


scritto sotto effetto di té ai frutti rossi

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ebàut: descrizione di un luogo

Commenti
#1   04 Dicembre 2006 - 21:57
 
un metaracconto!

su queste cose ci si può girare all'infinito.
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#2   05 Dicembre 2006 - 00:13
 
Molto originale... :-) avevo dimenticato il cielo stellato di Kant!
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#3   05 Dicembre 2006 - 13:57
 
Mado', quell'intercapedine che si crea e si fa spazio tra due altri e preesistenti luoghi della mente... grazie per la cartolina da quel posto.
E soprattutto, scusate se ho usato la parola Intercapdedine ma succedone cose strane quando si e' stranieri.
-Quella ragazza-
utente anonimo

#4   05 Dicembre 2006 - 14:18
 
*thelenis e quella ragazza* se vi piace il racconto e volete votarlo sapete cosa dovete scrivere...
sennò il voto non vale ;)
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#5   06 Dicembre 2006 - 14:20
 
ai laic it...forse è un po' troppo esplicito troppo presto, ma mi garba: originale e interessante
ediu gierre
utente anonimo

#6   12 Dicembre 2006 - 23:01
 
quoto vdv, ci si può girare all'infinito come su una vespetta 50. ma si sente il becchettio di fondo e poi bello il cervello, io ci andrei solo con una cintola di dinamite. ai laic it.
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#7   29 Gennaio 2007 - 21:31
 
Questo è proprio il genere che piace a me... :-) ai laic it! E bravo zop!
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#8   31 Gennaio 2007 - 10:08
 
suvvia, ai laic it
utente anonimo

Commenti
commenti (8)
@ commenti (8)(bibop)