sabato, 17 maggio 2008, ore 17:22

La mia coinquilina.
La mia coinquilina è la cosiddetta brava ragazza garbata, come un po' sono io, ma io di meno però. La mia coinquilina è gentile ospitale disponibile tranquilla educata. Due cose su di lei: 1 va alla messa. Ora, ci mancherebbe, che nessuno si senta offeso, ma il fatto che come dice lei: da un anno a questa parte ha avuto la svolta mistica, sta mettendo tutto in discussione, implica che: il suo linguaggio contiene delle parole campanello.
tipo: uno che va in chiesa dice il santo padre. uno che in chiesa non ci va e non ci crede dice: il papa. io dico il papa. o quello. una che va in chiesa e agli incontri con la chiesa, si, lei va agli incontri con la chiesa...mentre in tv c'è il servizio delle iene in cui berri chiacchiera amabilmente con delle attrici ard, no, pornodive non è politicallicorrect, la mia conquilina dice: certo che in tv c'è una tale mercificazione del sesso...
una che va in chiesa dice: mercificazione del sesso. e, come mi ha fatto notare giustamente la mia amica M. quelli che dicono mercificazione del sesso, soprattutto i maschi, è perchè ci hanno tanta voglia di dire una certa parola ma poi si dovrebbero sciacquare la bocca col sapone benedetto, e allora dicono merciFICAzione così secondo loro fanno fesso al buongesù e non si devono andare a confessare.
Un giono mi fa: vuoi venire a parlare in italiano con gli starnieri? e io: maccerto!!! giorni dopo si scoprirà che sempre di incontri di chiesa si tratta, ormai ho detto si, un giorno dovrò andarci , poi vi conterò. haiuto.
La seconda cosa che vorrei dire di lei è che è una che parla, è una che parla assai. tipo la mattina. io mi alzo sempre dopo di lei, cerco di andare in cucina sempre dopo la sua colazione così io mi posso godere la mia, in silenzio. ennò. da quando abito qui non ci sono mai riuscita, lei fa una colazione divisa in due parti e io mi becco in pieno sempre la sua seconda parte che mentre mi verso il caffè e già mi pregusto il primo sorso arriva lei, lei e la sua voce squillante che mi saluta con un buongiorno cinguettante che io a momenti mi mando di traverso la tazzulella...tutte le mattine così. ma la cosa peggio è che io, mannaggia a mè, la sto portando tra i fuochi dell'inferno targati icsfattor. martedì metto su raidue e mi do la zappa sui piedi, arrugginita pure. lei è una che parla mentre tu vuoi stare zitta a sentire, e nemmeno il tuo stare zitta rivolta verso la tv le fa capire che insomma, si deve sta zitta pure lei. sopporto in silenzio, sennò se parlo poi divento sgarbata, ma con gli aram no, con gli aram ci vuole: un religioso silenzio...e lei dovrebbe essere professionista in questo. e così dico: adesso ci sono i miei preferiti, gli aram quortet, qui ora ci vuole un religioso silenzio.  ma lei no. e perchè sono i tuoi preferiti? chi ti piace? ma di dove sono? ma che canzone è?  martedì prossimo ceno alle sette e mezzo poi mi porto la tv in camera (lei pure ce l'ha in camera per vedersi i cartoni, ma non la porta mai in cucina, eh. quella generosa sono io, lo so che avete pensato ma vedi questa che si porta la tv in camera eh) dicevo, mi porto la tv in camera e mi vedo ics fattor coi miei amici (sul messenger) ecco.
ma vabbè, io ci voglio bene però alla mia coinquilina. lei fa odorare la casa di sapone di marsiglia. casa nostra sa di marsiglia, ma un marsiglia delicato. è bello quando apro il portone e sento quest'odore, che ormai lo sento come odore di casa mia. poi per il fatto che va sempre in chiesa e agli incontri della chiesa, ci ha sempre un sacco di cene e feste e alle cene e feste della chiesa ognuno porta qualcosa, lei cucina, impacchetta...e un po' di roba la lascia a me!!! sto ingrassando di torte alla frutta, di rustici, di fragole con la panna.
eppoi, vi ricordate il fatto che lasciare un libro in bagno è un gesto rivoluzionario??? eh, il libro in questione è un bel libro sui movimenti culturali degli anni 70, musica, pittura, arte, libri letteratura, un libro in cui spesso e volentieri si parla di droghe di ghei, insomma gli artisti degli anni 70 quelli traviati e morti giovani, quelli che io ne sono sicura in chiesa certo non  ci andavano...bè...pare che stia stuzzicando la sua curiosità, pare che lei, che sul comodino ci ha delle letture di non so quale santo...oggi mi ha sfogliato il libro proibito in bagno, che oggi, non era certo nel posto in cui io lo lascio sempre...
che si starà davvero preparando una revoluscion qui, in via delle lenzuola?            


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venerdì, 16 maggio 2008, ore 22:47

sottotitolo: se quello è il titolo, allora questo è un post autocelebrativo
ora vi parlo di un po' di miei amici, eppoi vediamo.
Svolgimento:
io ci ho un amico che faceva il diggei la domenica per una bella radio di bologna, che un giorno, non eravamo ancora amici, un giorno ha scritto sul forum della radio che cercava un film, io celavevo e così mandami tu che ti mando io, scrivimi tu che ti scrivo io, eh, adesso è diventato uno di quelli amici che dici ci voglio proprio bene a questo mio amico qua. uno di quelli amici che nella tua vita ti porta delle cose nuove, tipo della musica, delle letture, dei posti nuovi, il portico di san luca e il cammino di santiago in bicicletta, dei racconti di un paese tipo l'olanda e tu pensi, chisà se sta bene lì così lontano, chisà se quello è il suo posto delle fragole.

poi ci ho altri due amici che sono un po' nuovi, però io li penso come se non lo fossero, li penso un po' vecchi, ma sono giovani come me. che dopo poco che abbiamo capito che si poteva essere (amici) ci era subito la confidenza, ma un tipo di confidenza che non avevo avuto mai con nessuno.
che con gli amici  è bello che se sono amici poi con ognuno se ne crea una diversa, di confidenza. ecco, io con loro ci ho delle confidenze da ridere certe volte, da sfottersi, da vedere icsfattor la sera sul divano col gatto capacchia che se la dorme beatallui mentre noi spasimiamo per gli aram quartet. io non avevo mai spasimato con nessun amico/a. con questi due nuovi si. e tante altre cose.

poi ci è amica nuova quella del post lungone della maratona di cinema. ecco, amicanuova è quello che mi mancava. amica nuova arriva da un'altro pianeta, io lo so. ci ho le prove. amicanuova è un po' tedesca, e ogni tanto dice delle cose tipo: ufff, sono in difficoltà cò st'esame, sono proprio nel pallino.
amica nuova, come dicevo, è quello che mi mancava. che io mi sono sempre lamentata con amici parenti e fidanzati che non mi fomentavano abbastanza, tipo: scopro una cosa, racconto una cosa che mi ha esaltata, faccio una confidenza, insomma mi si guarda e non mi si fomenta, nessuno condivide con me (come io vorrei....) quello che ho appena raccontato. non trovavo mai soddisfazione e così spesso mi tenevo le cose per me...
finchè, finchè non è arrivata amicanuova, che io non lo so, ma mi sa che mi ha capita. tipo, mi lamentavo sempre che i regali ricevuti non avevano niente a che fare con me...bè, amica nuova...non solo avevo previsto che avrebbe azzeccato...ma mi ha stupita, è andata oltre. per il mio compleanno mi ha regalato quel libro di fotografie che io una volta avevo sfogliato in feltrinelli...ma si rammaricava del fatto che non era riuscita a trovarmi la locandina di persepolis che era sicura mi sarebbe piaciuta da matti. da matti, ha detto da matti. ora, lei non lo sa, ma io quella locandina l'avevo cercata e cercata, ho pure provato a rubarla...ma niente. poi mi fa, eh, su ibei l'avevo trovata...ma per comprarla bisognava iscriversi...
ora, io non le ho detto: e perchè non ti sei iscritta? è ovvio che non gliel'ho detto, che sarei stata sgarbata...ma amicanuova è così...mi si perde nelle gocce d'acqua, e io la adoro!

poi c'è K, il mio amico dell'iran, che domani mi cucina la cena iraniana, poi vedremo persepolis e poi mangeremo i baclawà che  mi sono fatta mandare da londra dalla pasticceria iraniana. K è un mese che mi corteggia per i baclawà del suo paese. poi si dibatte: e se poi non sono come quelli di mia nonna? no dai ma almeno me li ricorderanno, eh, che buoni. però se poi non mi piacciono ci resto male, eh però se non li mangio poi ci resto male uguale che mi sono perso l'occasione.
io lo ascolto e mi viene da (sorr)idere. K non  torna a casa da due anni. io domani al suo primo baclawà ci faccio una foto che la intitolo "nostalgia".

ora, ditemi voi se non sono una brava persona...


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giovedì, 15 maggio 2008, ore 23:16

Oggi ho postato un nuovo racconto, il link lo trovate qui sopra, clikkate la scritta lampeggiante ;)
Me ne sono arrivati un sacco, e chiedo scusa se mi sono assentata un po' e ho abbandonato il concorsino. Ma da oggi si ricomincia alla grande.
Fin'ora i racconti sono rimasti in Europa:  Genova, La spezia -2 per la liguria!- Lisbona, la prima gita fuori dai confini per il nostro turista, turista che da oggi chiameremo Giggino. Per chi non lo sapesse, Giggino dalle mie parti è quello a cui si fanno fare le cose negli esempi, Giggino è il protagonista del gioco: arriva Giggino arriva Giggetto, che per i non campani addicted, è il gioco che si fa con i fogliettini azzeccati alle dite che prima c'è l'indice poi il medio. dai che avete capito non mi fate impazzire a contare sto gioco. eniuei Giggino è quello che nei problemi di matematica delle elementari è il contadino che compra 7 mele virgola cinque, il pizzaiolo che con 10 litri di salsa quante pizze ti fa se per ogni pizza ci vogliono due coppini di salsa. mò, il coppino, quanta salsa è? eh, appunto. risolvi il problema...
allora, Giggino il turista -t'è andata bene Giggì- dopo il tur della liguria, lisbona, è tornato in italia per andare a torino a farsi un bel giro sul tram che pure a lisbona, devo dire, sò belli eh, poi ha preso l'aereo e Flavio l'ha spedito a Berlino, poi è tornato in italia e s'è fatto il giro di bologna e alla fine, mi pare pure giusto, è venuto qua, a perugia.
Dopo il tur di perugia, vi anticipo che giggino se ne andrà dall'altro lato del mondo, beatallui, Atacama, poi però per punizione lo rispediamo in italia...in calabria. e qui mi soffermerei. ma non a reggio, la capitale, non a cosenza, a palmi, a gioia, a tropea, no. che voi non lo sapete ma in calabria c'è un paese, un posto, un luogo della mente: Cirello.
Cirello is a state of mind.
dopo la calabria, a Giggino gli facciamo prendere il pullman, la Lirosi per la precisione,  come fanno tutti i calabri da chemmondoèmmondo e lo facciamo tornare...si, a perugia. c'è un secondo racconto su perugia! poi gli facciamo prendere il treno, ma lo facciamo cambiare a terontola, che pure terontola is a state of maind, che terontola io credo non esista come case persone citta nomi cose fiori attoricantanti, no, terontola è un posto in cui ci si ferma col treno al binario 2 per poi prendere la coincidenza al binario 3 per firenze. si, a Giggino lo mandiamo a firenze. ma no giggì, non t'agità, non ti mandiamo mica in mezzo ai giappi dall'arto fotograficatore, in mezzo all'americano alla ricerca del gucci di tendenza, no, Giggì, ti mandiamo ospite a casa di amici, tranquillo....mi sa che è un bel posto dove ti manderemo.
e in ultimo, almeno per ora, l'ultimo racconto che mi è arrivato, bè, io non dico niente, sto zitta, però Giggì, ti faccio tornare a casa...Giggì ti mandiamo a fare una bella passiata sul lungomare di salerno.

Tutto stò panegirico per dire: grazie ammille a chi ha scritto i racconti e a chi legge a chi li vota a chi li lika. conti


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giovedì, 15 maggio 2008, ore 00:10

Giovedì scorso sono stata a una maratona. no, non mi sono messa a correre, ci mancherebbe. anzi tutt'altro. una maratona da saduti. ecchèèè? direte voi. eh. una Maratona di Cinema Indipendente. dalle 10 del mattino fino alle 11 del mattino seguente.
quello che segue è il resoracconto della giornata.

ore 9,30 ci ritroviamo al cinema io amica nuova e K, il ragazzo dell'iran velo ricordate? facciamo il biglietto e entriamo. ora, subito si pone il problema della lochescion. nelle serate cinema precedenti ho convertito amica nuova alla mia teoria che lo schermo del cinema ti deve sbattere in faccia, terza quarta fila al massimo, ma K, no, non vuole mica. e allora ci accordiamo per una sesta, no, non un reggiseno, la sesta fila. ma da subito capisco chennò, non starò a mio agio...
primo film: Liscio, con una bellissima, bravissima, intonata (issima no, è troppo), Laura Morante. anche se il vero protagonista è il bambino che interpreta suo figlio. frase del film da ricordare che fa più o meno così: come si fa a capire prima, quando poi dopo sarà troppo tardi? cioè come si fa a capire quando è il prima? la frase era scritta/pensata meglio, ma insomma, sesemo capiti. bello, bel film , vedetevelo. A tfm piacerebbe mi sa, sempre se non l'ha già visto.
Secondo film: Whisky. Mi pare uruguaiano, bellino, però è uno di quei film pieni di decadenza, di solitudine, di uomini soli. ecco, si bellino, ma non ne avevo bisogno...
alla fine di questo secondo film, è chiaro. io e amica nuova ce ne andremo alle file davanti. noi siamo per una visone seria e organizzata.

sono le 13,30 e il cinema ci offre pure il pranzo. yea, ho pensato. che schifo ho detto...quando ho visto quella pasta che sapeva di rancio. ma mela sono mangiata, se è gratis, tutto è buono. èggiusto?
nel pomeriggio ci avevo la scuola, così ci sono andata, ho fatto pure i compiti e poi dritta a casa per preparare lo zaino...mi aspettava una luuuuunga notte!
nello zaino ci homesso: termos col caffè, molto caffé. panini numero 5, 3 prosciutto e formaggio spalmabile coop, due con salamino e formaggio splamabile coop. tovagliolini, 2 acque da mezzo litro, biscotti grancereale, un cuscino, una coperta, una mela. il cuscino no, non era per dormire, che vi credete, cheppoi per come sono scomodi quei sedili dormire è proprio l'ultima cosa che ci si può fare...la coperta invece era per il freddo, il gelo che io ero certa avremmo patito lì sotto, in quel cinema sottoterra che forse per un antico fioretto non ancora spezzato i capi del cinema hanno deciso di mettere al bando il riscaldamento.
mi ritrovo all'ingresso del cinema insieme ai miei amichetti, amicanuova e K, pure loro muniti di zaino coperta cuscino e cibarie. amicanuova ha fatto pure il dolce. ma senza burro. e senza uova. e senza zucchero. con le mele. una cosa che voi umani non potete capire. una cosa, talmente buona per cui forse questo pianeta non è ancora pronto. eniuei, ci fiondiamo in sala con la paura che ci avessero rubato il posto. invece siamo salvi, terza fila di sinitra, tutta per noi. gli zaini davanti, copertina fuori, io e amica nuova sotto di essa pronte a agguerrite. K no, lui mi sa che andava a pomiciare alle file di dietro. poi però tornava quando aprivamo i panini....ma ci volevamo bene lo stesso.
ore 19 terzo film (primo della serata)è: Riparo, con maria de medeiros, gli altri attori non me li ricordo. bellino. ma non ci ha emozionato. però tutti bravi, un bel film. ai titoli di coda io e amica nuova capiamo che è tempo di aprire gli zaini per il totopanino e eventualmente proporre un : famoaccambio. io pesco quello al salamino, lei dal suo zaino mi tira fuori una specie di michetta scura con radicchio formaggio magro e pomodoro. direi che il famoaccambio è escluso. l'odore di salamino si spande nell'aere e io e amicanuova ci sentiamo osservate...di molto, osservate. dalle file di dietro si odono voci: mimghia chi prufumu! ma anche: belìn ci potevo pensare alla merenda! e insomma, si è subito capito chi fossero le vere protagoniste della serata...
il film di dopo, ecco, io ve lo cito giusto per correttezza, uno di quei film che se volete fare una cattiva azione a un vostro amico ditegli di andare a vederlo...La rabbia di Loius Nero. E cito nome e cognome così non vi sbagliate. Una fetecchia di due ore o più. e non ci voglio spendere parole. della serie non ti sputo sennò ti profumo. ma la cosa ancora più brutta è che alla fine del film si è palesato il regista sul divanetto insieme al marzullo de noattri. che sto marzullo, io velo vorrei descrivere. intellettuale con la panza d'ordinanza, in piena calvizie, che cosa grave per fortuna non è più, ma, attenzione, uno che la calvizie non l'accetta...bè...pensate a una stempiatura a trinagolo col vertice non al centro della testa...ma più giù verso la nuca. e tutt'intorno capelli. io una cosa più brutta veramente non l'ho ancora vista. marzullo dei poveri ci guardava a me e amica nuova in terza fila con la copertina e i biscotti...e dopo ci passava accanto in continuazione tra un film e l'altro mentre io facevo l'oste mescendo caffè. voleva giocare pure lui al campeggio lo so..ma la sua stazza da intellettuale non gliel'ha consentito.
ore 23 e 40 in abbondante ritardo inizia: My Father. bello. parla del figlio di Menghele (chi è menghele? il medico che faceva gli esperimenti sui gemelli ad aushviz) che va a trovare suo padre. bello il film, inquietante la storia, ma da vedere.
alla fine del film mi sono mangiata un altro panino e no, nemmeno con questo ho fatto il cambio coi panini di amicanuova. abbiamo aperto il dolce alieno, bevuto caffè, mangiato grancereale e soprattutto, abbiamo cercato di fare l'uovo. senza riuscirci. ora, voi non lo sapete, ma fare l'uovo è trovare la posizione. me l'ha insegnato il mio giovane di riferimento, il più fico di tutti, una volta che siamo andati a teatro. fare l'uovo con un film solo, in quel cinema è possibile...ma una maratona no. direi che è un'impresa da disperati. lo dicono quei lividi che ancora oggi mi ritrovo sulle gambe. ci siamo tolte le scarpe, abbiamo messo i piedi sui sedili davanti, quelli accanto, nemmeno la classica posizione da cinema ci ha aiutate. intendo quella che prevede di sprofondare nel sedile e di fare resistenza con gli stinchi contro lo schienale del sedile di fronte. niente. la schiena iniziava a urlare vendetta, le gambe nonne parliamo. usciamo un attimo fuori? mi fa K. no, se esco poi scappo a casa. io resisto. ci sono delle priorità.eppoi devo finire i panini...
ore2 di notte, mentre il cinema un po' si svuota e un po' si riempie -ma chi è che viene al cinema alle 2?- comincia: iL Falsario che mi pare abbia vinto pure un premio oscar. bello. mi è piaciuto, storia pazzesca, come tutte le storie di lagher nazista.
ore 3,45 comincia quello che stavamo aspettando. che amicanuova è un po' tedesca, io sto film me l'ero perso al cinema, K non lo conosceva e amicanuova gli aveva fatto una cosiddetta capatanta...Quattrominuti. bellissimo. Ora, ripensandoci. Io non so se in condizioni normali, avrei detto bellissimo. forse solo bello, o carino. però oh, sarà stato il caffè, il salamino che faceva all'amore col grancereale, sarà stata la psichedelia del dolce senza dolce di amicanuova, ma io, quei quattro minuti finali, io il cuore che mi usciva dal petto, le lacrime, ma poi perchè le lacrime, che non mi uscivano ma che c'erano, il freddo, il sonno, il maldischiena, io quei quattro minuti non ho respirato. io quei quattro minuti mi sono sentita il sangue che scorreva, l'ossigeno che entrava e non riusciva, io quei quattro minuti non lo come sono stata,ma io quei quattro minuti, li rivorrei.
buio!
il film successivo, quasi le 5 di mattina, ecco, io di quel film sapevo di non averne bisogno. e infatti ci ho detto agli altri, io mo mi dormo se ci riesco, che sto film no, non ce lo voglio. XXY, la storia di una ragazzina, bellissima tra l'altro, nata con tutte e due i sessi. vi lascio immaginare tutti i drammi e la scena che non può mancare, quella della violenza e delle urla che mi hanno svegliata dal torpore in cui mi ero calata. amicanuova ci aveva un grugno disegnato sulla faccia, K che poveretto in iran non possono nemmeno nemmeno camminare a manina figuriamoci se poteva sostenere un film così. se n'è uscito per poi tornare alla fine. uno di quei film di cui per sicuro, non avevo bisogno.
pausa caffè, sgranchitina alle gambe, panino, biscotti, dolce no, finito, amicanuova per lo stress di stò film se l'è finito, mannaggia.
ore 6 Irina Palm. che bellino. brutta storia, ma a quegli attori io ci darei un premio e me li metterei sul comodino. belle battute, bravissima lei. ma K non ce l'ha fatta. alla fine del film m'ha detto: la devo smettere di autocensurarmi, sono libero e non me lo godo. piano K, piano. scegliere di non vedere è anche un gesto di libertà. ci ho detto. poi mi ha sorriso. chissà.
ore 9 Dopo Il Matrimonio. bò, si poteva pure evitare dicevamo io e amicanuova, hanno dato per ultimo un film del cavolo, che non ci ha lasciato niente. e mentre finiva il film, si accendevano le luci, riprendevamo confidenza coi nostri corpi, raccattavamo le robe da scaraventare nello zaino, piegare la coperta, stirare ogni arto in nostro possesso...in ultima fila c'era chi se la russava alla grande. zaino in spalla ce ne andiamo nel fumuar dove ci aspettano i cornetti offerti dai cinegatti, i mitici fratelli Gatti che difendono il fortino cinematografico perugino. solo che i cornetti buoni serano finiti. e per la prima volta nella mia vita mordo un cornetto vuoto, e integrale. cioè: vuoto e integrale. BUONO! esclama con le ultime forze che le sono rimaste amicanuova. famoaccambio? le dico...e così menomale addento un cornetto con la crema mentre lei mi va in brodo di giuggiole col niente avvolto dal vuoto integrale.
all'uscita del cinema la luce, il sole, la gente, il giorno. io e K in un unico sguardo complice stabiliamo la direzione. bar. caffè. due grazie, cornetto. due alla nutella. cappuccino. uno. tu niente? si , latte macchiato. senza schiuma per carità, senza.
ci riconciliamo col mattino, ci guardiamo in faccia, facciamo la conta dei film visti, 9 più un documentario che non vi ho detto. te li ricordi tutti? io si. questa è una cosa che devo capire. se vedo due film unodopolaltro poi mi si accavallano le immagini i ricordi le emozioni. invece ho ben presente tutto, tutto separato, tutto diverso. dopo un po' mi assale una stizza, un'inquietudine, uno stress, un senso di oppressione. devo scappare. ho voglia di andare a casa mia. di togliermi quei vestiti che porto da 24 ore, le scarpe, lavarmi la faccia, i denti, una doccia calda. voglio il mio letto, il pigiama. voglio stare da sola. non voglio dire parole, non ne voglio sentire. si chiama stress da veglia. troppe ore svegli non si può stare a quanto pare. ma per una volta...
ma poi, ora che ci penso. finchè non vai a dormire non è mai domani. sono stata sveglia per 24 ore. il vostro domani era ancora il mio oggi. a conti fatti, io sto un giorno indietro a voi.

Una maratona di cinema: come la Macchina del Tempo


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mercoledì, 14 maggio 2008, ore 17:03

stamattina:
hai dimenticato questo in bagno
viola:  nono, lo terrò lì finchè non lo finisco.
????

per la mia coinquilina tenere un libro in bagno è un atto rivoluzionario.

piano piano cambieranno  molte cose qui, in via delle lenzuola....


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martedì, 13 maggio 2008, ore 19:38

Signorina Molto Bella oggi ha tenuto una conferenza, e io ci sono andata.
Ci sono andata perché l'argomento mi interessava molto, ma ci sono andata parecchio perplessa, perché,  Signorina Molto Bella, è, appunto, molto bella. e basta.

... essì, puntini sospensivi, che vogliono dire mannaggia il luogo comune. e mannaggia, certe volte luogo comune ci prende. cheppoi, diceva delle cose che sapevo già, io speravo che ne dicesse di nuove. usava un linguaggio non specialistico, avrebbe dovuto, visto che era una conferenza di settore. pochi dati, nessuna ricerca, due o tre citazioni. dupalle. come ha detto il mio vicino professore universitario dall'applomb indiscutibile.
e non parliamo della sua voce. mono-tona. a tratti discendente. e i gesti. nessuno. ferma immobile sui suoi tacchi 80, si, 80. braccia conserte posa da modella e stop.

e me ne stavo lì a sperare che dicesse qualcosa di utile, e niente. qualcosa di nuovo. sèèè, peggio.
e me ne stavo lì a riflettere, ad ascoltarla, che con quello che so, oggi, avrei fatto molto meglio, io.
è presuntuoso? no. è coraggio e razionalità. la cosa più difficile è riconoscere con obiettività le proprie competenze. questo mi ha portata a due conclusioni. uno: avrei potuto essere al suo posto. due: ne so più di lei ma sto tra il pubblico. la seconda conclusione mi ha fatto pensare che forse era meglio non pensare alle ragioni per cui. cosi come quelli che mi erano seduti accanto, mi sono dedicata ad altro. a guardarla. chisà come è arrivata lì, mi chiedevo, chi ce l'ha portata dietro quella cattedra, suo padre? il suo...mentore? in italia con le competenze non si va avanti, e meno che mai una che competenze non ne ha. deve esserci altro. voglio sperare che sia per ragioni di parentela che Signorina Molto Bella oggi ha un lavoro di quel tipo e tiene conferenze di storia contemporanea. Poi ho smesso pure questi pensieri e ho preso a guardarla. Cavolo,  davvero bella. Ma un bello con del professionismo. Ogni aspetto, dal corpo  agli abiti, mostrava una ricerca di perfezione e armonia che poi porta a un senso di naturale...che a un ben guardare...ti dice che di naturale...non c'è nulla. Mi spiego. Aveva capelli morbidi e lisci, semplici...ma quell'onda morbida, sul davanti, che cade dolcemente sulla fronte e si snoda fino alla spalla...naturale? mmm, uso discreto dell'arriciacapelli. discreto ma sapiente. discreto ma perfetto.
eppoi, quegli occhi, grandi. enormi, dolci. bellissimi. scuri, quasi neri, occhi da gatta, mai maliziosi. morbidi con quel perfetto contorno di ailainer, un'ombra scura sulla palpebra, un riflesso chiaro dalla punta interna verso l'esterno, quasi un leggero fascio di luce. un gioco di sfumature, una palpebra naturale, quasi. perfetta, appunto. e quegli occhi grandi si guardavano intorno mentre quella bocca rosa e carnosa raccontava banalità e noia, sbattevano quelle ciglia lunghe e lucenti, e quello sguardo anche un po' impaurito scorreva il pubblico in cerca di conferme, di palpebre aperte, di sguardi amici, di teste annuenti. ma niente. tranne. tranne i miei. di occhi. i miei occhi aperti e interessati. e lei a quegli occhi, i miei, ci sorrideva, li cercava, ci si fermava. quei grandi occhi scuri mi guardavano, mi puntavano e si rasserenavano. avrà pensato che io, l'unica tra il pubblico, io sola stavo a sentirla, io sola seguivo il suo discorso, io sola ero interessata alle sue parole. avrà pensato che io, solo io, le stavo molstrando interesse, io solo, amica tra nemici, ragazza come lei, io sola stavo comprendendo il suo dolore per quel pubblico indifferente. e mi guardava, cercava approvazione, il riferimento tra la folla, il luogo in cui le sue parole sarebbero andate a finire, ben custodite.
e alla fine della conferenza, mi sono alzata, mi  ha fermata. Signorina Molto Bella  mi ha lasciato la sua mail...ho notato che i miei argomenti  l'hanno interessata molto, gradirei un suo commento!

ora, cara  la mia Bella Signorina,  io la tua mail, si, vabbè, la userò, te lo scriverò pure il commento garbato, e non ti dirò che quello che hai detto, non ha interessato nessuno, e che oltre ad essere noioso era pure detto male. non ti dirò che mentre tu parlavi io pensavo a tutt'altro, certo, sempre a te, ma a tutt'altro che alle tue parole.
cara la mia Signorina Molto Bella, io non non ti stavo a sentire, il mio sguardo attento su di te ti ha ingannata...io ti guardavo si, con attenzione...ma perchè mi stavo a studià come cazzo ti sei messa quell'ombretto sugli occhi! che io è da anni che ci provo e non ci sono ancora riuscita...

cordiali saluti, viadellaviola, signorina.


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mercoledì, 07 maggio 2008, ore 14:26

sottotitolo: che il dieci, no, non è mica il numero civico...

aver abitato in dieci case nella stessa città e in dieci vie diverse significa che molti di quelli che saluti per strada li saluti perchè sono o sono stati tuoi vicini o gente che ti abitava eraund nella stessa via o che accanto al tuo portone ci lavoravano o ci passavano.
ho abitato alla pallotta, ai cartolari vicino alla viola..., alla madonna, ma sempre di viola si parla... al pero, da garibaldi, al sole, alla solitaria, alla roma, dagli imbriani e oggi,  oggi sto in una via, che per ovvie ragioni di praivasi non citerò che però, l'amico Bluno, il ragazzo cinese ha ribattezzato -leggi: non si è sforzato di pronunciare bene...-  via delle lenzuola.  io abito in via delle lenzuola. che mi pare proprio una bella cosa. chepperò, c'è da dire, che bluno pensa che le lenzuola siano quelle che si mettono sulla tavola per mangiare. via delle tovaglie allora....c'è sempre quell'io di paese che mi perseguita...

è una via piccola, stretta e lunga, ci passano le macchine piccole, non quelle sborone.
ci è passata lisa e la sua fiesta testarossa che mi ha aiutato col trasloco, ci passa sempre un pandino bianco, che non lo so di chi è, ogni pomeriggio è fermo al mio portone. io un giorno resto li a far la posta per vedere di chi è. io ci voglio bene alla gente col pandino.
perchè avere oggi un pandino significa che c'è ancora qualcuno di cuore.
la casamia nuova è bella. ci è talmente tanta luce che io la mattina mi stordisco per quanta ce n'è. resto in cucina a far colazione a guardare la casa di fronte che è gialla, e non mi opprime, io ci vedo il tetto di questa casa gialla che non mi opprime, e sopra il tetto si vede il cielo blu, da quando sono qui il cielo è sempre più blù, eppoi si vede un pino lontano che oggi la mia coinquilina ha detto: che pare che c'è il mare dietro questa casa gialla che ci sta di fronte ma non ci opprime.
ecco perchè allora io guardo sempe di là, perchè il cielo è sempre più blu, perchè pare che c'è il mare.
sto in una casa normale, in una casa che se avessi dei soldi me la comprerei, che se dovessi sceglierla per viverci la mia vita, chenesò con qualcuno tipo un uomo, io la sceglierei per viverci e per moltiplicarmi và. si, io questa casa la sceglierei.
c'è la cucina coi pavimenti normali e belli e puliti. la parete attrezzata a cucina, tutto un pezzo, bianca e verde. la finestra di cui sopra, il tavolo 5 sedie un letto/divano. no non un divano letto. è proprio un letto che io sopra ci ho messo il telo bello blu e i cuscini della tunisia che me li porto dietro per fare arredamento. poi c'è il mobile della nonna della padrona di casa dove ci teniamo il cibo. il termosifone grande e un poster orribile che devo vedere che fine fargli fare...
poi c'è il bagno. un bagno bellino con la finestra, un bell'applauso alla finestra, la vasca, stenfingovescion alla vasca, e tutto il resto, pure un mobile di legno per mettere le cose. che le femmine ci hanno sempre un sacco di cose da mettrere nel bagno.
eppoi, i pezzo forte. camera mia. camera mia è un rettangolo. c'è il lettone, due scrivanie, due comodini, che io non l'ho mai avuto il comodino, qua invece due. ci ho due comodini. checcisi fa coi comodini?
poi ci ho un armadione con lo specchio e un comò. ci ho i mobili della nonna della padrona di casa. e questo implica che: sono inizio novecento. no, non ti agitare caro utente antiquario, qua al massimo esulta il rigattiere, ma nemmanco.
l'unico che veramnete ci gode , è il tarlo.
pensate ai miei mobili come alla lochescion del tarlo-parti del secolo. come al concertone del primo maggio dei tarli, dove tutti i tarli lavoratori, i sandacalisti del mondo tarlo si riuniscono all'unisono in un unico afflato, all tugheda, eppi tugheda e se la godono, ah, quanto se la godono.
il comò è completamente infestato, gli anfratti le scanalature, pensate alla costiera amalfitana o a capri d'agosto infestate dagli americani, nemmanco una caletta libera, pure i promontori che ci si arriva solo con la barchetta. tutto pieno. sold aut. siamo pieni per tutta la stagione, riprovi l'anno prossimo. ecco. così.
la padrona di casa dice che mi comprerà una cassettiera nuova, ma nel frattanto sto ancora coi panni nella valigia. e la mattina per vestirmi ci metto un'eternità che non so mica dove sono ubicate le cose da mettermi addosso, tipo la roba di sotto di sopra. insomma il necessario. cheppoi finisce che resto in pigiama. ma apparte il mondo tarlo con cui ho imparato a convivere, anche se mi gratto tutto il giorno il collo la testa le mani le braccia le spalle, che penso che i tarli mi stiano tarlando pure ammè nel profondo dell'anima insaid, apparte il mondo tarlo, dicevo, camera mia ci ha un sacco di luce che arriva dalla finestra, essì direte voi, certo. ma io difronte alla finestra ci ho messo nella parete opposta l'armadione con lo specchio che così rifeltte tutto e moltiplica l'effetto lucechemidaallatesta. e dicevo la luce che viene dalla finestra e dopo la finestra c'è un tetto. che sul tetto ticci puoi sedere, che io dopo mi faccio uno spuntino e me lo vado a mangiare sul tetto. che se fumassi quello sarebbe un buon posto per farlo. lisa dice che per quel tetto ci vuole un gatto. che ci sono stata pure di notte su sto tetto, che c'erano le stelle e il vento e le chiacchiere, e addosso ci avevo quel poncio marrone che mi ha lasciato in eredità quella ragazza bionda.
e di notte c'è tutto un bel silenzio e un bel buio, poi lontano c'è la strada e un po' di luci, ma ci stanno bene, non danno fastidio. e oltre il tetto c'è una mezza casa che pure questa non mi opprime, con l'antenna e dietro il cielo. e entra sempre un venticello fresco attraverso la ventana, e si sentono i profumi che pare da queste parti ci sia un ristorante, la brace, i fiori, forse gelsomini, mi sa che c'è un giardino qua vicino, il bucato di quella di sopra, marsiglia, lavanda. nella mia nuova camera ci passa l'aria, il vento, gli odori, ci sta la luce, nel senso che ci abita, come i tarli che forse un po' mi mancheranno quando se li porteranno via.
e ci sto io, pure io, con le mie cose, sempre meno cose ormai, sto imparando a vivere còssenza (ce l'avete nella vostra vita la parola: còssenza? con senza? che anche il senza è una cosa che si ha) sto vivendo còssenza tutto quello che sempre ho avuto. ora ci ho il mio copriletto un po' blu,  il compiuter, le valigione ancora in giro, il planisfero, grande come il letto, la libreria di legno, la scatola di latta con la collanine che non mi metto perchè sono allergica, i libri in disordine e le scarpe sotto il letto.

c'è bello qua. io mi sa che mi fermo.


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mercoledì, 30 aprile 2008, ore 21:21

lunedì ci sono stati due eventi degni di essere raccontati. uno, il fatto della canzone, del corridoio, del ragazzo...nel post qui sotto, e due..
due.
il fatto numero due è un fatto che mi ha fatto pensare a un sacco di cose. uno: a me, alla forma della mia testa, ma in senso metaforico, la forma metaforica di quello che ci sta dentro e di come funzione, due: agli uomini, al perchè e percome capisco che un uomo mi piace e no, e tre: la pat. la mia amica pat.
ma andiamo con ordine.
me ne stavo sul muretto a prendere il sole con le maniche sbracciate, le scarpe leggere, il nuovo libro da secchiona che mi ero appena comprata, la matitina. però quando c'è tutto quel sole, tutta quella gente, leggere un libro è del tutto inutile, poco credibile. cheppoi, me ne stavo poggiata con la testa alla colonna, le gambe incrociate e la postura comoda, lo sguardo in direzione serena e variabile. mi guardo intorno ovunque, ci sono i ragazzini in gita, i turisti, le tedesche scosciate, gli studenti con la tipica andatura da studente che si dirige alle scale per prendere il sole, andatura molle et strascicata con gli occhi che vanno ovunque per vedere se incontrano occhi amici sui gradini, gente comune. eppoi.
eppoi, una sagoma, un cappotto nero lungo fino al ginocchio. un andatura regolare e cadenzata, un'andatura strana, controllata. una sagoma con accanto un'altra, grigia e indefinita. per niente degna dell'attenzione della prima. cappotto nero si avvicina, nella mia direzione, un passo, poi l'altro. è ancora lontana, non distinguo i tratti, non mi interessano, è il modo in cui, che sto a guardare. è il modo in cui attraversa lo spazio, quella sagoma, che mi importa. è un modo elegante, gentile, deciso, un'andatura che non invade lo spazio, lo attraversa, lo riempie, lo oltrepassa, lo crea. e mi sono fermata a pensare. a pensare che è questo che mi fa girare la testa quando un uomo mi passa accanto, me la fa girare dalla sua parte. gli uomini che ho voluto, che ho amato, che ho cercato, che mi hanno cambiata, sono uomini che avevano grazia, che entravano nel mio spazio senza sconvolgerlo, il passo in equilibrio con il gesto, il tono di voce, i pensieri. un'intelligenza nei gesti, nei sentimenti. ho amato solo persone così, e credo che non cambierò per il futuro, persone piene di grazia, entrate a casa mia, nella mia vita con un tempo in accordo col mio. con passo leggero, la schiena dritta, il collo sottile, le spalle aperte. aperte al mondo, aperte per me. e tutto lì. nel modo in cui ti muovi nei miei spazi, nei tuoi, nell'equilibrio dei tuoi passi con i tuoi pensieri, mentre cammini e mi passi accanto. e vai oltre, ma io mi volto a guardarti.  comunque.
e pensavo a tutto questo, mentre cappotto nero si avvicinava, e il passo elegante mi faceva sorridere, e i suoi tratti  sempre più chiari. un dejàviù, un passo poi l'altro. poi lui. spalle larghe, cappotto nero, un braccio che indica qualcosa nel palazzo di fronte, un gesto largo, arioso. a un passo da me. fa caldo, è vestito tutto di nero, come i capelli. neri e lucenti. e quel viso, io lo conosco. è bellissimo. perchè quel viso irregolare e forte, quel sorriso sottile, lieve, appartengono a quel corpo che si muoveva lento per la strada in salita, a quelle gambe leggere, quelle spalle larghe e altere. 
quell'uomo bellissimo era, in un attimo, tutti gli uomini della mia vita.
cheppoi fosse filippo timi,  è un particolare del tutto irrilevante.

cara amica pat, tutti questi bei pensieri sono dedicati a te.


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lunedì, 28 aprile 2008, ore 21:30

sottotitolo: cose belle che mi succedono

di oggi, due sono gli eventi degni di essere raccontati. sempre con la presunzione che possano interessare. ma è superfluo dirlo. che chi ha un blog, questa presunzione ce l'ha di defòlt.
ma ne conterò uno alla volta.
uno.
erano le 7 meno un quarto e mi aggiravo per il corridoio della scuola in attesa della lezione di spagnolo. che a quell'ora non c'è più nessuno, apparte quelli che, come me tengono che ir a' clase de espagnòl. e come tutte le sere, me la canticchio, me la fischietto, che tanto, chi mi dice niente, che tanto, chi mi sente.
la canzone di oggi l'ho scoperta per caso nel mio pc, che con 3 anni di adsl dentro la cartella musica ci è andata a finire un sacco di roba di cui fin'ora ho ignorato l'esistenza. e mò che l'adsl s'è finita, è arrivato il momento dell'ascolto selvaggio et ragionato. stamattina mentre facevo cose senza importanza come impacchettare i libri per il trasloco prossimo venturo...aitiunz mi ha regalato lei, la mia canzone. che non l'ho ancora tradotta, però mi sa che parla di me, ci ho avuto queste vibrazioni. è in portoghese brasiliano, una di quelle canzoni semplici camera e cucina come piacciono a me, una di quelle canzoni un po' zitte, senza troppi strumenti. voce e chitarra. una voce pulita pulita, dei suoni semplici semplici, che ti bastano e superano come si dice dalle mie parti, che ti bastano e avanzano. come si dirà dalle vostre. la sua voce mi è sempre piaciuta, dolce e compatta come il velluto. e oggi me la sono sentita e risentita, e mi sono cantata il ritornello, e per strada facevo "mmm mm mmm mmmmm...." e i passanti si giravano a vedere chi musichiasse....altro termine delle mie parti, termine ombrello che vuol dire mille cose, tra cui, quello che facevo io oggi. e mi guardavano, poi sorridevano, e andavano oltre.
stasera, musichiavo fischiettando per il corridoio, quello che fa una grande elle. e io ero sul lato lungo, della elle. e  io -voi non lo sapete- ci ho il fischio pulito.  chiaro, netto, nota per nota,  che il fischio è una cosa seria  per me. noto a chi mi conosce è il mio sempiterno desio di andare alal scuola di fischio, se mai esistesse. eniuei, fischiettavo la canzone del giorno, strofa ritornello strofa...e quando sto per ricominciare, sento qualcuno, un ragazzo, nel lato del corridoio che non posso vedere...che mi continua la canzone, cantando, con le parole, quelle vere del testo in brasiliano. e me ne canta solo un pezzetto, la seconda strofa e il ritornello, poi dlin, si apre la porta dell'ascensore, e: silenzio.
e vi potete immaginare una viola immobile in mezzo al corridoio con le labbra ancora a forma di fischio, ma zitte, con la faccia a forma di maraviglia e gli occhi che fanno: mah? me lo sono sognato?
cheppoi, io credo anche di aver capito chi fosse. un ragazzo brasiliano. chisà cosa avrà pensato sentendo quella canzone sconosciutissima, magari si è emozionato con quel motivo di casa sua, arrivato così inatteso. io mi sono un po' incantata.
e mi sa che domani lo vedo anche. ma secondo voi, posso mai andare a dirgli lo sai che ieri ero io che?  no.
non è meglio lasciare questo episodio così, sospeso nel ricordo di un corridoio a elle in una sera di primavera? eh? non è più bello? io dico chessì.
perchè nella vita, anche solo per caso, ci vuole un po' di poesia.


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lunedì, 28 aprile 2008, ore 00:12

sottotitoloviola in modalità pasticcIera
end meid, bai viola.
si, lo so che la foto è una fetecchia.
Questa è la torta del mio compleanno. Il pandispagna l'ho comprato al sidis, che non ciavevo tempo, ma la crema l'ho fatta io.  La crema sciantillì, che per chi non fosse crema sciantillì addicted, è crema pasticcera mixed a piacere uid la panna montata. ho fatto pure lo sciroppo all'ananas per la bagna, e pure quelle roselline di decorazione mi sono fatta io, con la siringa da pasticcera. poi sopra e in mezzo ci ho messo i pezzetti di ananàs.
Questa è la torta del mio compleanno, o quello che ne resta. La torta che mi sono preparata da sola. Perchè ssi, io, nella vita,  me la canto e me la suono. e me la magno anche.


c'è un nuovo racconto sul blog del concorso: Quello che il Turista Deve Vedere!


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giovedì, 24 aprile 2008, ore 00:22

Tra pochi minuti si finisce il mio compleanno. Si, oggi era il mio complean