lunedì ci sono stati due eventi degni di essere raccontati. uno, il fatto della canzone, del corridoio, del ragazzo...nel post qui sotto, e due..
due.
il fatto numero due è un fatto che mi ha fatto pensare a un sacco di cose. uno: a me, alla forma della mia testa, ma in senso metaforico, la forma metaforica di quello che ci sta dentro e di come funzione, due: agli uomini, al perchè e percome capisco che un uomo mi piace e no, e tre: la pat. la mia amica pat.
ma andiamo con ordine.
me ne stavo sul muretto a prendere il sole con le maniche sbracciate, le scarpe leggere, il nuovo libro da secchiona che mi ero appena comprata, la matitina. però quando c'è tutto quel sole, tutta quella gente, leggere un libro è del tutto inutile, poco credibile. cheppoi, me ne stavo poggiata con la testa alla colonna, le gambe incrociate e la postura comoda, lo sguardo in direzione serena e variabile. mi guardo intorno ovunque, ci sono i ragazzini in gita, i turisti, le tedesche scosciate, gli studenti con la tipica andatura da studente che si dirige alle scale per prendere il sole, andatura molle et strascicata con gli occhi che vanno ovunque per vedere se incontrano occhi amici sui gradini, gente comune. eppoi.
eppoi, una sagoma, un cappotto nero lungo fino al ginocchio. un andatura regolare e cadenzata, un'andatura strana, controllata. una sagoma con accanto un'altra, grigia e indefinita. per niente degna dell'attenzione della prima. cappotto nero si avvicina, nella mia direzione, un passo, poi l'altro. è ancora lontana, non distinguo i tratti, non mi interessano, è il modo in cui, che sto a guardare. è il modo in cui attraversa lo spazio, quella sagoma, che mi importa. è un modo elegante, gentile, deciso, un'andatura che non invade lo spazio, lo attraversa, lo riempie, lo oltrepassa, lo crea. e mi sono fermata a pensare. a pensare che è questo che mi fa girare la testa quando un uomo mi passa accanto, me la fa girare dalla sua parte. gli uomini che ho voluto, che ho amato, che ho cercato, che mi hanno cambiata, sono uomini che avevano grazia, che entravano nel mio spazio senza sconvolgerlo, il passo in equilibrio con il gesto, il tono di voce, i pensieri. un'intelligenza nei gesti, nei sentimenti. ho amato solo persone così, e credo che non cambierò per il futuro, persone piene di grazia, entrate a casa mia, nella mia vita con un tempo in accordo col mio. con passo leggero, la schiena dritta, il collo sottile, le spalle aperte. aperte al mondo, aperte per me. e tutto lì. nel modo in cui ti muovi nei miei spazi, nei tuoi, nell'equilibrio dei tuoi passi con i tuoi pensieri, mentre cammini e mi passi accanto. e vai oltre, ma io mi volto a guardarti. comunque.
e pensavo a tutto questo, mentre cappotto nero si avvicinava, e il passo elegante mi faceva sorridere, e i suoi tratti sempre più chiari. un dejàviù, un passo poi l'altro. poi lui. spalle larghe, cappotto nero, un braccio che indica qualcosa nel palazzo di fronte, un gesto largo, arioso. a un passo da me. fa caldo, è vestito tutto di nero, come i capelli. neri e lucenti. e quel viso, io lo conosco. è bellissimo. perchè quel viso irregolare e forte, quel sorriso sottile, lieve, appartengono a quel corpo che si muoveva lento per la strada in salita, a quelle gambe leggere, quelle spalle larghe e altere.
quell'uomo bellissimo era, in un attimo, tutti gli uomini della mia vita.
cheppoi fosse filippo timi, è un particolare del tutto irrilevante.
cara amica pat, tutti questi bei pensieri sono dedicati a te.